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La Scala: intervista a Roberto Zaccaria

Roberto Zaccaria é Professore ordinario di Diritto Costituzionale Generale nell’Università di Firenze.
Ha insegnato Diritto dell’informazione all’Università di Firenze e Teoria e tecnica della comunicazione all’Università LUISS di Roma.
È membro del Centro Studi sulle Telecomunicazioni del Dipartimento di Diritto Pubblico e Presidente del Centro per la comunicazione e l’integrazione dei media costituito nell’Università di Firenze.
È stato Consigliere di Amministrazione della Rai dal 1977 al 1993 e ne è stato Presidente dal 3 febbraio 1998 al 16 febbraio 2002. E’ inoltre membro e promotore dell’Associazione Articolo 21 che opera per la difesa della libertà d’informazione.
A Roberto Zaccaria abbiamo chiesto un parere su quanto sta avvenendo al più importante teatro lirico del mondo e in particolare sul modo in cui i Milanesi siano stati informati di quanto sta accadendo ad uno dei simboli più importanti della propria città.


Professor Zaccaria, il Teatro alla Scala è un bene artistico, culturale e simbolico per i Milanesi e non solo che è attualmente interessato da un processo di restauro che ha suscitato aspre polemiche. Secondo lei è stato tutelato questo bene?

Noi, e con noi mi riferisco all’Associazione Articolo 21 di cui faccio parte, abbiamo visto nella vicenda del restauro del Teatro alla Scala, soprattutto per quanto riguarda il mancato coinvolgimento dell’opinione pubblica in una vicenda così importante, un profilo di informazione negata ai cittadini di Milano e a tutti coloro che in Italia e all’estero considerano la Scala un patrimonio culturale appartenente all’umanità. Se i cittadini non sono informati non possono comprendere quanto accade circa il destino di un bene culturale come la Scala e quindi non possono giudicare né tanto meno criticare.

Sul futuro di quello che viene considerato il più importante teatro del mondo non c’è stato un dibattito pubblico; cosa si sarebbe dovuto fare invece per tutelare questo bene che appartiene ai Milanesi e all’umanità?

Il problema è duplice, di merito da una parte, ovvero sulla sostanza di quello che si sarebbe dovuto fare; di metodo, dall’altra, concernente cioé le procedure, le garanzie di trasparenza nei concorsi per i progetti di restauro, l’informazione ai cittadini, il coinvolgimento degli esperti. Per quanto concerne il metodo, non mi sembra ci sia stata trasparenza nella scelta dei progetti di restauro e in questo caso la trasparenza è fondamentale. La recente decisione del TAR della Lombardia ha evidenziato dei vizi nella procedura e di conseguenza la mancanza di trasparenza nelle decisioni relative al progetto che si sta realizzando. Per quanto riguarda poi il merito bisogna chiedersi se era necessario un intervento così devastante. In altre città europee, prima fra tutte Parigi, gli interventi su teatri senz’altro meno importanti della Scala sono stati di carattere conservativo; nel caso del restauro in corso alla Scala si è scelto un intervento che giustappone il classico con spropositate volumetrie di moderno; è come se qualcuno avesse voluto montare su una carrozza del ‘700 un turbocompressore, o come se avessero voluto sovrapporre l’architettura contemporanea del Teatro degli Arcimboldi alle forme neoclassiche del Piermarini. Un’operazione che alla fine non lascerà soddisfatto nessuno.

Quale sarebbe stato il modo migliore per garantire trasparenza e diritto all’informazione circa il destino della Scala e cosa si dovrebbe fare adesso per coinvolgere i cittadini nel dibattito sul futuro del teatro?

Per quanto riguarda il diritto all’informazione vorrei ricordare solo un episodio: ad Italia Nostra è stato impedito di affiggere un manifesto che riguardava il restauro della Scala. E’ un atto gravissimo, la nostra Costituzione dice espressamente che la libertà d’espressione non è sottoposta a censure o autorizzazioni e per la prima volta, che io sappia, si impedisce ad un’associazione di esprimere pubblicamente un proprio giudizio, in questo caso sul restauro della Scala. Ritengo che per il futuro bisogna aprire al più ampio numero di soggetti possibili il dibattito sul futuro del teatro lirico più importante del mondo. Bisognerebbe prima informare i milanesi, poi chiederne il parere, circa le volumetrie che è previsto siano costruite sul frontone settecentesco del Priermarini. Lo Statuto del Comune di Milano prevede lo strumento del referendum consultivo, credo non vi possa essere oggetto più adeguato per un referendum cittadino che quello riguardante il progetto di restauro della Scala.

Eppure, nonostante quanto sta accadendo ad uno dei simboli di Milano, i cittadini sembrano disinteressati. Cosa si augura per il futuro della Scala?

Il disinteresse dei cittadini è una diretta conseguenza del diritto negato all’informazione. Bisognerebbe chiedere ai Milanesi e agli Italiani in genere cosa ne sanno di quanto sta accadendo alla Scala. Ovviamente se non c’è informazione non ci può essere reazione e se vi è informazione negata c’è indifferenza e acquiescenza. Bisognerebbe capire quanti di coloro che avevano la responsabilità di informare hanno fatto il proprio dovere. Le assicuro che sulla vicenda del restauro della Scala sono molto più informati all’estero. Il futuro della Scala è uno dei grandi problemi di Milano e per essere risolto necessita di partecipazione e cittadinanza. Purtroppo questa vicenda è precipitata in un circolo vizioso: poca informazione, poca partecipazione, poca cittadinanza. Per il futuro posso solo augurarmi che questo circolo vizioso si spezzi.

Beniamino Piantieri